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Parole chiave: Senato, Digitale Terrestre, Antitrust, Rete4, RAI, Mediaset, Televisione, Tv digitale, Legge Gasparri, Decoder, Maurizio Gasparri

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Italia
Sì del Senato al Ddl Gasparri. Intanto la Annunziata annuncia le proprie dimissioni

Il senato ha approvato alle ore 18.00, come previsto dalla tabella di marcia, il testo di riforma radioTv a firma del Ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri, con 160 sì, 122 no e 5 astenuti.

L'assemblea ha terminato nella mattinata l'esame dei 28 articoli del Ddl e dei 5.300 emendamenti presentati in aula. Le dichiarazioni di voto sono iniziate alle 16.00, subito dopo l'assemblea ha espresso il voto finale.

Il Senato ha approvato questa mattina anche un emendamento all'articolo 25 del Ddl Gasparri, detto 'Salva Rete4' presentato dal relatore Luigi Grillo che permette di prorogare la validità delle concessioni e delle autorizzazioni per le trasmissioni in tecnica analogica fino al 2006, data prevista per il definitivo avvio del digitale.

Duro il commento di Antonello Falomi (Ds), relatore di minoranza del disegno di legge Gasparri, a riguardo. "L'articolo 25 mischia le reti analogiche e quelle digitali - ha commentato Falomi - che, come tutti sanno, sono profondamente diverse, spacciando questo come maggior pluralismo. L'ennesimo imbroglio del governo - ha concluso il senatore - per favorire Berlusconi".

 

Dal 30 luglio, o subito dopo la pausa estiva, partirà il riesame alla Camera. Sarà l'aula di Montecitorio, che l'ha licenziato in prima lettura il 3 aprile scorso, a dover dare l'approvazione definitiva alla riforma. Tra i punti salienti della legge, che è stata oggetto di numerose critiche da parte dell'opposizione, l'avvio della Tv digitale terrestre, fissato al 2006 e che permetterà di aumentare sino a quattro volte il numero dei canali, i nuovi criteri antitrust, la riforma della Rai che comprende la privatizzazione dell'azienda radiotelevisiva pubblica.

A palazzo Madama, però, la legge sul conflitto di interessi è destinata a tornare ancora. La commissione Affari Costituzionali, infatti, ha inviato all'aula un testo diverso da quello approvato dal Senato, avendo provveduto all'assenza di copertura finanziaria.

In concomitanza con il via libera di Palazzo Madama, l'opposizione si è data appuntamento nella vicina Piazza Navona per quella che definisce ''una battaglia in difesa del pluralismo e della libertà di informazione'.

 

Il senatore Francesco D'Onofrio (Udc) è arrivato in aula con il telecomando in mano, atto dimostrativo per indicare che con il Ddl Gasparri andiamo verso il pluralismo. Poi rivolto all'opposizione ha sostenuto che con il loro comportamento hanno tentato di impedire il cambiamento.

"Grazie a Gasparri e a Grillo ha detto D'Onofrio - con la digitalizzazione facciamo un passo avanti"

"Nulla verrà ridotto - ha spiegato D'Onofrio - ma vi saranno nuove possibilità soprattutto per chi ha il decoder". D'Onofrio ha anche sottolineato come "la legge non ha l'obiettivo di dare addosso a Mediaset, ma non è questo - ha detto - che chiedevano i cittadini".

Poi facendo riferimento, alla manifestazione di piazza Navona e ai girotondi di protesta dell'opposizione, ha detto che le elezioni non si vincono con questi comportamenti.

"Esistono sensibilità distinte nell'ambito della maggioranza, omogenea ed organica - ha detto D'Onofrio - e vorremmo vedere l'opposizione organizzata, per una futura fase di governo, non sfrangiata nelle sue diverse parti. Non è certo con i girotondi a piazza Navona che si vincono le elezioni politiche.

Noi vorremmo che l'opposizione concorresse alle scelte strategiche di fondo, anziché opporsi in un modo livoroso che non facilita neanche il nostro compito".

Facendo poi riferimento alla spinosa questione del Cda Rai, ha dichiarato che nulla vieta una riconferma dell'attuale, ma l'adozione del Ddl richiederà una nuova politica strategica della Tv pubblica, e dunque una riorganizzazione del Consiglio.

 

Fa riferimento al discorso del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi il senatore dei Ds Willer Bordon, asserendo che con questo Ddl non si rispetta il principio del pluralismo dell'informazione - strumento essenziale per la realizzazione di una democrazia compiuta - a cui Ciampi faceva riferimento nel suo unico messaggio alle Camere di un anno fa. E poi rivolto ai famosi pianisti del Parlamento che in mancanza del numero legale, hanno votato in aula anche per i loro colleghi, ha dichiarato: "Avete suonato l'inno di casa Arcore'.

Antonello Falomi è convinto che l'obiettivo del provvedimento è "garantire gli interessi del presidente del Consiglio, aumentando la forza del suo gruppo editoriale e andando nella direzione di un monopolio televisivo".

Contrari al Ddl Gasparri anche i Verdi. Lo ha fatto sapere la senatrice Anna Donati durante la dichiarazione di voto a Palazzo Madama. "In concreto - ha detto la Donati è una legge che assicura a chi è già presente nel mercato di allargarsi in modo consistente nell'era digitale; permette un'ulteriore concentrazione, perché assicura al sistema televisivo la possibilità di acquistare la proprietà di giornali e quotidiani (se pur dal 2008) e delle emittenti radiofoniche (da subito); inoltre - ha continuato la Donati - impedisce a nuovi soggetti capaci di fare televisione di allargarsi in modo significativo, eliminando fin dalla radice potenziali concorrenti".

 

"Questa è l'ennesima legge fatta esclusivamente per Berlusconi". E' il commento di Achille Occhetto al Ddl Gasparri. Occhetto, che ha dichiarato il suo no convinto al Ddl, ha anche spiegato nell'aula di Palazzo Madama come il provvedimento colpisca 'al cuore' i due cardini essenziali della democrazia degli Stati Uniti: "Il famoso bilanciamento dei poteri, fatto - ha spiegato Occhetto - da pesi e contrappesi ed il controllo, non dei media da parte dell'esecutivo, ma al contrario dell'esecutivo da parte dei media, che nella democrazia americana sono un potere autonomo".

 

Intanto non sembra essersi chiuso bene l'annunciato Consiglio d'Amministrazione in viale Mazzini.

Già da stamattina non tirava una buona aria, e al settimo piano del palazzo Rai oggi il direttore generale Flavio Cattaneo non avrebbe pranzato con il presidente Lucia Annunziata, secondo alcune indiscrezioni di stampa.

Clima teso, confermato dalla decisione dell'Annunziata comunicata al Cda, che era fissato per le 15.00 di oggi 22 luglio.

Il presidente ha infatti annunciato le proprie dimissioni, non appena il Ddl Gasparri diventerà legge, cioè non prima di settembre.

 "Nell'interesse dell'azienda e dei suoi dipendenti e consapevole che con le mie dimissioni verrà meno la formula di garanzia su cui è fondato questo Consiglio, ho deciso di rimettere il mio mandato nel momento stesso in cui il Ddl diverrà legge. Fino ad allora mi auguro che nel Cda vi siano le condizioni per poter gestire adeguatamente l'azienda". Questo il passo cruciale e conclusivo della dichiarazione diffusa dal presidente Rai, Lucia Annunziata, al termine della riunione del consiglio di questo pomeriggio.

Aggiungendo "Penso che l'unico modo per rispettare la volontà del Parlamento e fare contemporaneamente gli interessi della Rai sia quello di anticipare la formazione di un nuovo Cda eletto con le regole stabilite dalla nuova legge'.



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(22 luglio 2003 notizia 7737)

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