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Parole chiave: Radio, Rete Telematica, Internet, FNSI, Premier, Logica, Piero Fassino, Roberto Castelli, Silvio Berlusconi

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Italia
Giornalisti: Sì al carcere per diffamazione. Anedda (An) si dimette "La legge è stata stravolta"

Reclusione fino a tre anni e interdizione dalla professione per un periodo da un mese a tre mesi, queste alcune delle pene previste dalla legge approvata in sede referente dalla Commissione, corretta da un emendamento di Forza Italia presentato dal deputato Nino Mormino che ha presieduto la seduta di Commissione in assenza del presidente Gaetano Pecorella, (Uno degli avvocati di Berlusconi nel processo SME, ndr).

Le nuove disposizioni hanno determinato le dimissioni per protesta del relatore di An Gianfranco Anedda. "Mi sono dimesso perché quell'emendamento stravolge la legge. Il senso della proposta era quello di escludere la reclusione e migliorare la posizione dei giornalisti, non di istituire un deterrente per la libertà di stampa", ha spiegato ai cronisti Anedda.

Mentre l'Ulivo insorge, denunciando ad un tempo "una nuova intimidazione alla libertà di informazione" e la nuova divisione interna alla maggioranza.

 

Il provvedimento, composto di 11 articoli prevede che il direttore o il vicedirettore responsabile di una testata o di un sito Internet, rispondano fuori dalle ipotesi di concorso nel reato, solo se l'autore dell'articolo è ignoto o non imputabile. Il testo prevede poi per il semplice reato di diffamazione, non a mezzo stampa, la reclusione fino a un anno e il pagamento di una multa fino a 3.000 euro (nel testo precedente si parlava di 1.000 euro). Se l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto determinato la detenzione fino a due anni o la multa fino a 5.000 euro (prima era 2.000 euro). Il presunto colpevole di diffamazione dovrà quindi dimostrare che da parte sua non c'è stato alcun dolo e che il fatto attribuito alla persona offesa corrisponde a verità.

 

Nel testo si parla anche della possibilità di deferire ad un giurì d'onore questo giudizio di accertamento della verità. Nel caso di diffamazione a mezzo stampa o via Tv o rete telematica la reclusione è fino a tre anni con la multa fino a 10.000 euro (nel vecchio testo si parlava di 5.000 euro). A questa condanna dovrà seguire la pubblicazione del dispositivo della sentenza e se colui che ha offeso è un giornalista professionista "alla condanna consegue la pena accessoria dell'interdizione dalla professione per un periodo da un mese a tre mesi". Ma non sarà più punibile chi, entro quattro giorni dalla diffusione della notizia, pubblica spontaneamente e senza commento una smentita o una rettifica completa. Non incapperà nelle maglie della legge anche il direttore del giornale che entro tre giorni pubblica smentite o rettifiche, nel limite di trenta righe, dei soggetti diffamati. Allo stesso tempo non sarà punibile chi, citando la fonte, riporta le affermazioni di una persona intervista o acquisite da due fonti qualificate e autonome tra di loro. Il delitto è punibile a querela della persona offesa.

Nel provvedimento si prevede poi che il diritto al risarcimento del danno si prescrive in un anno e che le disposizioni di questa legge si applicano ai procedimenti in corso al momento della sua entrata in vigore.

Sul fatto ha preso posizione in una nota il segretario generale della FNSI (Federazione Nazionale della Stampa Italiana) Paolo Serventi Longhi: "Un episodio di gravità inaudita. Così giudico l'approvazione dell'emendamento di Forza Italia alla Camera. Proprio stamani il Presidente del Consiglio aveva pronunciato frasi intimidatorie nei confronti di giornali e televisioni. Non vorrei che il colpo di mano in Commissione Giustizia sia stato determinato dalla volontà di impartire una immediata e sonora lezione alla libera informazione. Se non sarà ritirato immediatamente l'emendamento che reintroduce il carcere per i reati a mezzo stampa, si aprirà uno scontro senza precedenti tra la maggioranza e, mi auguro, tutto il giornalismo italiano. Al relatore Anedda, che ha ricercato insieme ai colleghi dell'opposizione, soluzioni equilibrate va la mia solidarietà."

Immediata la reazione dei parlamentari, a Montecitorio il diessino Beppe Giulietti parla di una "vicenda gravissima e sconcertante'. E avanza la richiesta all'aula di "radicale modifica o annullamento" della legge approvata in commissione. "Quanto accaduto è ancor più sbalorditivo " sottolinea - perché il blitz è intervenuto su un provvedimento senza problemi, rispetto ad un testo concordato".

Nel risultato del voto sono state determinanti le molte assenze. "I Verdi -precisa Paolo Cento - non hanno partecipato ai lavori della commissione Giustizia, per protestare contro l'ennesima prova di regime da parte di Forza Italia. Le norme sul carcere per i giornalisti sono gravissime. Nel nostro Paese "La Cdl " sostiene il rappresentante della Margherita in commissione Giustizia Pierluigi Mantini - vuole l'immunità, impunità per i politici eccellenti e il carcere per i giornalisti. Il colpo di mano di Fi in commissione è inaccettabile. Non puoò che essere inquadrato nella 'logica di regime' con la quale si intendono aumentare i controlli sulla libertà di informazione'.

 

Intanto arriva una nota del premier Silvio Berlusconi, in cui si dichiara: "Pensare di dare tre anni di carcere a un giornalista per una dichiarazione è fuori dal mondo. Non è mai appartenuto e non appartiene certo alla logica liberale della Casa delle libertà".

La norma varata dalla commissione Giustizia nei confronti dei giornalisti è vista, dal ministro della Giustizia Roberto Castelli come "un classico infortunio che tra l'altro non ha più padri perché nessuno dice di aver votato questo provvedimento". A Cortenova - il piccolo comune del lecchese colpito da un'alluvione nel novembre scorso - al seguito del capo dello Stato, il ministro Castelli ha ricordato di aver "già preso immediatamente le distanze. E' stato un infortunio come ogni tanto capita ed è una norma che non sta né in cielo né in terra".

 

Duro il commento di Piero Fassino, che non crede all'incidente di percorso.

"E' ora di finirla di raccontare balle. Ed è ora che qualcuno cominci a dire le cose come stanno. Il nostro Paese ha diritto a che la si smetta di prenderlo in giro con false ricostruzioni storiche fatte solo ad 'usum delphini' e con aggressioni alla magistratura e all'informazione inaccettabili da parte del premier". Queste le parole del segretario dei Ds, rilasciate nel corso di 'Radio Anch'io'.

Fassino aggiunge che: "Ancora una volta questo governo e la sua maggioranza usano la parola 'riforma', sputtanandola per provvedimenti come questi che sono regressivi e non positivi. Il voto da parte di Forza Italia non è stato affatto un incidente di percorso. Ma un salto indietro di 180 gradi (¿) La commissione ha discusso ampiamente e il centrosinistra aveva chiesto il ritiro dell'emendamento. Il centrodestra ha votato consapevolmente. Non credo che i parlamentari della Casa della Libertà siano stupidi o distratti".



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(08 maggio 2003 notizia 5424)

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