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Parole chiave: WiMax, Nokia Siemens Networks, Siemens, Nokia, Luigi De Vecchis, Separazione della rete, Innovazione tecnologica, Digital divide, Innovazione, Wireless, Telecom Italia, Ericsson, Alcatel, Unione europea, ICT

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Italia
Separazione della rete, investimenti, WiMax. Luigi De Vecchis (Nokia Siemens Networks): 'Le priorità del Governo che verrà per uno sviluppo al servizio della crescita del Sistema Paese'

di Raffaele Barberio
Luigi De Vecchis

Asta Wimax, separazione della rete, i temi caldi della campagna elettorale sullo sviluppo dell’industria nazionale dell’ICT, sono questi i quesiti che abbiamo posto a Luigi De Vecchis, amministratore delegato di Nokia Siemens Networks. Ecco cosa ci ha risposto.

 

 

K4B.  Nokia e Siemens, due grandi marchi storici nel mondo dell’ICT che, unendo le competenze infrastrutturali, hanno evitato di fare una semplice somma algebrica. De Vecchis, quali sono i valori aggiunti da quest’unione di competenze e di mercati?”

 

De Vecchis. Prima di tutto vorrei parlare delle ragioni che hanno quasi imposto che due aziende delle dimensioni di Nokia e di Siemens si mettessero insieme. Il mercato, come tutti sappiamo, ha avuto una fortissima compressione negli ultimi anni e la competizione è diventata molto forte, ben più serrata rispetto al passato. Aziende che non avevano una quota di mercato sufficiente per continuare gli investimenti che sono necessari nell’innovazione tecnologica, non potevano fare altro che mettersi insieme. Il fatto che Nokia e Siemens abbiano fatto questo passo importante, si affianca alle altre grandi unioni degli ultimi tempi, come quelle che hanno visto protagoniste, sia pure con ordini di scala differenti, Alcatel e Lucent Technologies ed Ericsson e Marconi Communications. Si tratta di passi necessari per continuare a rimanere sul mercato con un’adeguata presenza. In questi casi l’1 + 1 non può fare solo 2, deve fare un po’ di più, deve conferire nuovo valore. Da un lato, Siemens porta con sé una dote molto importante sul versante della distribuzione e sulla presenza nel mercato in 190 Paesi, ma soprattutto nel campo delle soluzioni per le tecnologie di rete fissa e soprattutto di WiMax di prima generazione. Dall’altro, Nokia porta con sé una tradizione di qualità elevatissima, un’interazione fortissima con la propria struttura dedicata ai terminali e una cultura dell’innovazione tecnologica che è stata determinante nel mettere insieme queste due realtà. Oggi la fusione che ha dato luogo a Nokia Siemens Networks ha creato un gruppo che sulla carta è il secondo al mondo, ma che, se mi permette, sulla capacità di integrare e sulla velocità di dar luogo a queste integrazioni non è secondo a nessuno. E anche i numeri, se guardiamo ai risultati dell’ultimo quadrimestre del 2007, ci danno ragione.

 

 

K4B.  Qualche giorno fa a Roma, nel corso di un evento appositamente organizzato, avete presentato a una platea di addetti ai lavori, clienti, specialisti e giornalisti le soluzioni da voi approntate per il WiMax: un evento che ha accompagnato la fase di avvio dell’asta ministeriale sulle licenze WiMax. Con il WiMax si apre un mercato nuovo, quali sono le vostre attese, le vostre aspettative?

 

De Vecchis. Intanto vorrei dire che la tecnologia WiMax è una tecnologia consolidata e in un certo senso il trial fatto in Italia avrebbe potuto avere un passo diverso, dal momento che lo standard 16 D fisso era già disponibile da tempo e che ora siamo andati oltre con lo standard WiMax 16 E.  Ritengo che in questo momento il WiMax sia una risposta importante al digital divide, anche se non è la sola.

Questa tecnologia si integra totalmente con la rete preesistente e questo consente al WiMax di poter operare effettivamente con un investimento che è di un ordine di grandezza inferiore a quello delle altre modalità.

 

 

K4B.  Deve perciò convenire sul fatto che la gara ci proietta ormai sul mercato

 

Si, naturalmente, è un dato importante, ma dobbiamo andare oltre. Bisogna intanto dare atto del fatto molto positivo rappresentato da questa gara e occorre riconoscere al governo il suo impegno in questa direzione, un impegno che a mio parere deve essere considerato come un primo passo verso una dimensione che dovrà necessariamente essere più ampia, poiché ciò che occorre è un vero e proprio progetto-Paese. Per fare un investimento delle dimensioni che occorrono per realizzare una rete digitale ad alta velocità in modalità wireless, servono molti soldi e questi soldi non possono che provenire dalla pubblica amministrazione ed in tal senso vi è necessità di scelte strategiche del governo che deve convogliare gli investimenti in modo tale da razionalizzare la spesa, altrimenti si rischia di spendere di più e peggio.

 

 

K4B.  De Vecchis, lei tocca un argomento particolarmente caldo in questi momenti e cioè quello della separazione della rete: bisognerà decidere se questa rete debba essere separata o meno dall’incumbent e se sì in quale modalità. Ma il problema essenzialmente è che bisogna investire su questa rete. Voi siete degli specialisti nella costruzione delle reti. Occorrono ingenti quantità di investimento. Ci può tracciare un quadro complessivo sulle varie opzioni possibili: quanti investimenti? Quali tecnologie? E poi, è vero che a metter cavi per terra si spende circa il 70% dell’investimento?

 

De Vecchis. Sì, è vero. E così rispondo subito all’ultima domanda. Non c’è dubbio alcuno: realizzare una rete e dover eseguire dei lavori d’ingegneria civile, e mi riferisco agli scavi, sottrae sicuramente delle risorse preziose allo sviluppo e all’impiego della tecnologia. Non so se l’ordine di grandezza è quello che da lei segnalato, ma si tratta sicuramente d’ingenti quantità di denaro che servono per fare gli scavi. Non voglio con questo mettere in difficoltà le aziende che fanno gli scavi perché si potrebbe obiettare che se l’alternativa agli scavi sono i tralicci anche lì occorrono delle risorse, ma si tratta di lavorazioni di entità di gran lunga minore con maggior velocità di esecuzione e con la possibilità di poter razionalizzare le strutture esistenti.

Per quanto riguarda il discorso della separazione della rete, faccio un piccolo esempio che risale ad alcuni anni fa: poco più di quindici anni fa, mi trovavo negli Stati Uniti con degli amici ed il figlio di uno di questi ha avuto un incidente e cadendo ha battuto violentemente la testa. Eravamo a Los Angeles ed erano le 11,30 di sera. Siamo andati in un ospedale periferico e il medico di guardia ha ricoverato il bambino. Gli ha fatto una Tac e l’ha immediatamente spedita a tre diversi professori in tre Stati diversi. Quindici minuti dopo ha ricevuto il responso tutti e tre. Immagini di trovarsi oggi in Italia con un caso analogo: se accadesse una cosa del genere in uno dei nostri ospedali, con le tecnologie che abbiamo oggi, quel bambino avrebbe potuto avere dei seri problemi. Dico questo per dire quanto vi sia bisogno di una rete efficiente e capiente, capace di offrire una banda sempre più larga per tutti i servizi che si potranno erogare ora e in futuro. Quindi l’argomento è di importanza vitale per il Paese. La seconda considerazione che farei è che per avere una rete occorrono grandissimi investimenti e ritorni certi. Nessun operatore investe svariati miliardi di euro se non ha di sicuro un ritorno pianificato di questi investimenti.

 

 

K4B.  E allora separazione si o separazione no?

 

Allora, ancora una volta, c’è bisogno che la rete venga separata per garantire a tutti gli operatori l’opportunità di poter offrire ai cittadini, alle imprese, ai consumatori servizi nuovi in maniera sempre più competitiva. E i servizi nuovi potrebbero essere veramente tanti. Vedo quindi la separazione come un elemento di necessità per assicurare lo sviluppo, garantendo quindi l’accesso ad altri soggetti.

 

 

K4B.  Che impegno di spesa ha in mente per un’operazione del genere?

 

Le cifre necessarie non sono gli 8-9 miliardi di euro di cui parla Telecom Italia. Ce ne vogliono ben di più, se il perimetro deve assicurare competizione tra soggetti e servizi. Io stimo che ci sia una necessità di fare un investimento almeno di 2-3 volte di più, se effettivamente vogliamo assicurare al minimo i 20 MB bidirezionali al cittadino e i 100 MB bidirezionali all’impresa.  Ecco perché occorre in qualche modo il supporto dell’investimento pubblico, non tanto in termini di risorse finanziarie, quanto in termini di strategie di ottimizzazione della rete, per evitare le duplicazioni e gli sprechi. Per fare un esempio, il modello del sistema informativo che oggi molte aziende praticano è purtroppo conseguente ad una inefficienza della rete e la stessa cosa vale per i sistemi distribuiti in tutto il Paese, per molte delle applicazioni distribuite a tutte le pubbliche amministrazioni.

 

 

K4B.  Negli anni Novanta andavano molto di moda le utilities che iniziavano a fare le reti locali. Oggi non ci sono più le utilities che si muovono, però Province, Regioni, aree metropolitane si stanno muovendo costruendo reti locali. Come si coniuga l’esigenza di una grande ed efficiente rete con queste spinte localistiche?

  

De Vecchis. Sono sempre dell’idea che quando si costruisce un palazzo bisogna prima costruire le fondamenta, così se poi non si hanno i soldi per completarlo almeno ci sono le fondamenta e quando si riprende si parte da un progetto che consente di realizzare i piani successivi.

È impossibile fare un palazzo pensando alle canne di bambù come fondamenta. Quindi, per uscire dalla metafora, mancando un progetto-Paese come tale, quello che può succedere e che, di fatto, sta accadendo è la nascita di molteplici realtà locali che poi difficilmente si sposano tra loro nel momento in cui si parla di un progetto più ampio. Certo, è anche vero che in mancanza di un progetto di tipo generale ciascuno pensi a realizzare la propria piccola rete. Ma non è detto che questa sia la strada.

 

 

K4B.  E allora cosa fare?

 

De Vecchis. Secondo quanto sostenuto anche dall’Unione europea, le reti di telecomunicazione sono importanti come altre reti, quali quelle elettrica e idrica.  Un Paese che non riesce ad avere un tessuto connettivo ad alta capacità è un Paese che non potrà svilupparsi al tasso di crescita dei Paesi più avanzati. Ecco perché credo che una delle priorità più forti sia quella proprio di creare, di fare un progetto-Paese, un disegno

 

 

K4B.  Chi dovrà fare il primo passo?

 

De Vecchis. In questo, il compito della politica è determinante. Ecco perché è necessario che, al di là di ciò che si dirà in campagna elettorale e non appena verrà riconfermato un governo di centro-sinistra o ritornerà un governo di centro-destra, questo rientri nell’agenda delle priorità più importanti per il Paese.

© 2011 Key4biz

(20 febbraio 2008 notizia 184531)

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